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Calanchi

I calanchi, definiti tecnicamente come "forme digitate di erosione veloce", costituiscono una delle peculiarità più interessanti della Basilicata, anche per la vastità del fenomeno, che interessa il 30% dell'intero territorio regionale, in particolare nelle aree collinari prossime alla pianura Ionica.

I calanchi sono un fenomeno erosivo conseguenza da un lato dalle caratteristiche del terreno, dall'altro delle particolari condizioni climatiche di quest'area: durante le secche estati di queste zone il sole provoca l'essiccazione del terreno (i calanchi si formano infatti prevalentemente su versanti esposti a sud), che favorisce la formazione di fessure, in cui, nei piovosi mesi invernali, penetra l'acqua meteorica provocando lo smottamento del terreno. La loro formazione risente inoltre degli estesi fenomeni di disboscamento selvaggio attuati in queste aree tra l'800 e il primo '900.

Carlo Levi nel "Cristo si è fermato ad Eboli" così li descrive: "... e d'ogni intorno altra argilla bianca senz'alberi e senz'erba, scavata dalle acque in buche, in coni, piagge di aspetto maligno, come un paesaggio lunare ..." e ancora " ... e da ogni parte non c'erano che precipizi di argilla bianca, su cui le case stavano come liberate nell'aria".

Albino Pierro, poeta di Tursi, dedica ai calanchi una poesia "'A jaramme" e definisce la sua terra "a terre de iaramme", la terra dei burroni, proprio in virtù della forza dei calanchi nella definizione della struttura del paesaggio di questi luoghi.

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