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Pisticci

L'abitato sorge sulla valle del fiume Basento, in un territorio caratterizzato da profondi calanchi argillosi. Il paese venne denominato "Pesticium" nel periodo romano e divenne feudo in età normanna.

Da visitare, nel rione Torrevecchia, è la chiesa dei SS. Pietro e Paolo (1542) nel cui interno si possono ammirare altari lignei intagliati e dipinti del 1700 ed alcune interessanti tele di scuola napoletana.

Molto belle sono anche la chiesa di Santa Maria del Casale del XII sec., con portale del 1300 e un rosone del 1500, e la chiesa di Sant'Antonio che conserva affreschi seicenteschi e settecenteschi e varie tele tra cui quelle di Giovanni Tommaso Guarini e Andrea Vaccaro.

In località San Basilio si trova una masseria fortificata; edificata come castello da Ruggero il Normanno e poi trasformata dai monaci basiliani in abbazia, fu mutata in masseria dalla famiglia Berlingieri

L'abitato di Pisticci ha la forma di una S, formando una sorta di anfiteatro naturale, caratteristica per la quale, data la sua posizione strategica e dominante, è denominata il balcone sullo Jonio o l'anfiteatro sullo Jonio.

I primi insediamenti in territorio di Pisticci risalgono al X secolo a.C., ad opera degli Enotri, e sono testimoniati da diverse necropoli.

Successivamente l'area venne colonizzata dai Greci e Pisticci divenne un importante centro del territorio di Metaponto. Tra il V e il IV secolo a.C. vi visse e operò il cosiddetto Pittore di Pisticci, primo ceramografo italiota ad aver adottato in Magna Grecia la produzione di vasi a figure rosse.

Dopo la sconfitta di Taranto, Pisticci passò sotto la dominazione romana e diventò un importante centro agricolo.

Nel Seicento contava circa 6000 abitanti e comprendeva i rioni Terravecchia, Santa Maria dello Rito (oggi Loreto), Osannale, Santa Maria del Purgatorio e Casalnuovo. Nel 1656 Pisticci fu risparmiata dalla peste che imperversava nel Regno di Napoli e che aveva fatto strage nei paesi vicini; molti videro San Rocco sopra la parte più alta del paese nell'atto di benedirlo. Per essere stati risparmiati dalla peste, i pisticcesi lo proclamarono patrono.

Durante il periodo del fascismo, Pisticci concorse con Matera per divenire capoluogo provinciale, titolo che poi venne assegnato alla città dei Sassi nel 1927. Nel territorio di Pisticci fu realizzato dal regime un campo di confino per antifascisti, che furono impiegati per disboscare e bonificare la malarica e paludosa pianura metapontina. In onore di Guglielmo Marconi questo campo venne chiamato "Villaggio Marconi" ed oggi è la popolosa frazione di Marconia, che ospita circa la metà dell'intera popolazione comunale. La frazione si è molto sviluppata tra gli anni sessanta e settanta.

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